Metal Lore

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Down to Earth: Quando l’Arcobaleno di Blackmore ha Deciso di Conquistare il Mondo a Ritmo di Rock!

Ehi, ragazzi! Prendete la vostra chitarra preferita, collegate l’amplificatore e preparatevi, perché oggi facciamo un tuffo in quel momento magico in cui il destino del rock ha deciso di cambiare marcia. Immaginate la scena: da una parte abbiamo Ritchie Blackmore, l’uomo che mastica riff e sputa fiamme, e dall’altra il leggendario Ronnie James Dio. Ora, quando due giganti così si scontrano sulla direzione da prendere, c’è poco da fare. Blackmore voleva conquistare le radio americane, mentre Dio preferiva restare tra castelli e draghi. Essendo i Rainbow la creatura di Ritchie, è stato lui a tenere le chiavi del castello, portando Dio a fare i bagagli per unirsi ai Black Sabbath. È stata una separazione dolorosa per i fan dell’epicità, ma ha aperto le porte a un’era di puro spettacolo melodico.


Al posto dei partenti, Ritchie ha calato un tris d’assi pazzesco. È tornato il suo vecchio complice dei Deep Purple, Roger Glover, un uomo che sa esattamente come far pulsare il basso e, soprattutto, come produrre un disco che suoni divinamente. Alle tastiere è arrivato il magico Don Airey e dietro al microfono quel fenomeno di Graham Bonnet. Bonnet è un personaggio incredibile, con quel look da James Dean e una voce che sembra un motore jet pronto a decollare. Il cambiamento è stato immediato: meno spade laser e più energia diretta, fluida, perfetta per essere sparata a tutto volume mentre guidate sulla costa californiana.


La produzione di Glover su questo “Down to Earth” è semplicemente impeccabile, lucida e potente, come una testata Marshall appena revisionata. Il disco si apre con “All Night Long” e vi giuro che è impossibile stare fermi. È un rock’n’roll melodico che ti entra in testa e non ti molla più, un pezzo nato per far saltare i fan sotto il palco. Ma Blackmore non dimentica le sue radici e con “Eyes of the World” ci riporta in quelle atmosfere drammatiche e monumentali che tolgono il fiato, dimostrando che il DNA dei Rainbow è ancora vivo e pulsante.


C’è poi “Makin’ Love”, dove la chitarra di Ritchie è di una pulizia e precisione che mi fa venire voglia di studiare per altre dieci ore al giorno. E se amate il feeling profondo, “Love’s No Friend” è un blues rock caldo e avvolgente che strizza l’occhio alla celebre “Mistreated”, perfetta per le improvvisazioni dal vivo. Infine, per chi ama la velocità, “Lost in Hollywood” mette in risalto il motore umano Cozy Powell, che pesta sulle pelli con una foga incredibile, regalandoci un finale d’impatto sonoro devastante. “Down to Earth” è stato un capitolo di transizione, una formazione che sarebbe cambiata presto, ma resta la prova schiacciante che quando metti insieme musicisti di questo calibro, il risultato non può che essere stratosferico.



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