Ehilà, ragazzi! Prendete in mano le chitarre perché dobbiamo assolutamente parlare di questo disco, che è letteralmente un’esplosione di creatività pura. Avete presente quando Steve Vai non era ancora il “Dio della Chitarra” con le ventole puntate addosso e le pose epiche? Ecco, *Flex-Able* ci riporta esattamente lì, nel 1984, quando era solo un ragazzo incredibilmente talentuoso chiuso in un minuscolo studio casalingo a fare esperimenti assurdi con nastri analogici e una Stratocaster tutta scassata chiamata “Green Meanie”.
È un album che sprizza gioia e follia da ogni nota. Si sente tantissimo l’ombra del grande Frank Zappa, ma filtrata attraverso la mente di un giovane Steve che non aveva nessuna intenzione di seguire le regole del mercato. Non c’è quella perfezione patinata e maestosa che avremmo sentito anni dopo in *Passion and Warfare*; qui tutto è crudo, imprevedibile e tremendamente ironico. Passiamo da ritmiche funk a momenti jazz-rock totalmente fuori di testa, con un senso dell’umorismo che ti fa sorridere mentre cerchi di capire come diavolo faccia a suonare quelle parti.
Pezzi come “Little Green Men” sono il manifesto di questo periodo: è musica che non ha paura di sembrare ridicola pur essendo tecnicamente mostruosa. Non si tratta solo di fare scale veloci, è proprio una questione di esplorazione sonora. Sentire Steve che usa tecniche chitarristiche inusuali e suoni che sembrano provenire da un altro pianeta è fonte di ispirazione pura per chiunque ami lo strumento. È un approccio libero, quasi anarchico, dove la tecnica non serve a celebrare se stessi, ma a servire un’idea bizzarra.
Anche se brani come “The Attitude Song” mostrano già quei muscoli e quel fraseggio che lo avrebbero reso una leggenda mondiale, il cuore di questo lavoro resta la sua anima indipendente. È un disco che suona ancora oggi freschissimo proprio perché non cercava di essere moderno nel 1984; cercava solo di essere onesto e divertente. Se volete capire da dove viene tutto quel genio, dovete assolutamente immergervi in questo caos organizzato, perché è un esperimento che rimane attuale e assolutamente brillante a distanza di decenni!

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