Ehilà, amici delle sei corde! Prendete la vostra chitarra più colorata, alzate il volume del metronomo (o spegnetelo del tutto, se vi sentite selvaggi) e preparatevi a un viaggio nel tempo. Se pensate che lo speed metal sia nato dal nulla, beh, dovete assolutamente dare un’occhiata ai Jaguar. Questa band è stata uno dei motori più truccati e rumorosi di tutto il movimento NWOBHM. Erano atipici, veloci come un plettro di celluloide che scivola su una corda di Mi cantino eppure capaci di scrivere melodie che ti restano in testa mentre cerchi di capire come facciano a correre così tanto.
In molti li indicano come i veri architetti dello speed metal mondiale, e onestamente, basta ascoltare il loro debutto del 1983, Power Games, per capire perché. Nonostante qualche piccolo intoppo iniziale con la distribuzione e la produzione dell’epoca, il disco è una dichiarazione di guerra sonora. Si parte a razzo con Dutch Connection, dove i riff sono così taglienti che potrebbero affettare il formaggio. C’è una precisione chirurgica in queste ritmiche, un’adrenalina pura che non sacrifica mai l’armonia sull’altare della velocità. È un po’ come fare un esercizio di alternate picking a 200 bpm: difficile, ma estremamente gratificante quando lo senti girare bene.
Subito dopo troviamo Out of Luck, un brano che brilla per arrangiamenti e pulizia esecutiva, seguito dalla scarica elettrica di The Cox. Qui i Jaguar fondono le radici classiche britanniche con intuizioni che gridano “speed metal” da ogni poro. Se cercate invece un momento per riprendere fiato (ma non troppo), Master Game vira verso la melodia pura. L’arpeggio iniziale è un piccolo gioiello di dinamica che poi esplode in un riffing più aggressivo, culminando in un assolo centrale pieno di pathos che vi farà venire voglia di alzare la paletta verso il cielo.
La band torna a ruggire con No Lies, un pezzo costruito su killer riffs e un drumming che picchia duro, concedendo persino spazio a un breve assolo di batteria prima che la chitarra torni a graffiare. Invece Run For Your Life ci riporta dritti nel cuore della NWOBHM classica, con il basso e la batteria che lavorano come un pistone perfettamente oliato, lasciando che le chitarre dipingano armonie quasi sofferte. L’assolo in questo pezzo è pura magia cromatica, uno dei momenti più vibranti dell’intero album.
Proseguendo l’ascolto, Prisoner ci colpisce con la sua architettura galoppante, mentre Ain’t No Fantasy rallenta leggermente il battito (per quanto i Jaguar possano rallentare) creando un’atmosfera quasi cupa e misteriosa. Con Rawdeal la band mette in mostra tutta la sua abilità tecnica e di scrittura, mescolando hard rock tradizionale e potenza metallica con un assolo finale che sembra quasi piangere sotto le dita. Infine, la chiusura è affidata alla furia di Coldheart, una cavalcata ritmica che chiude il cerchio in modo rabbioso e potente, senza lasciare un attimo di tregua.
Se amate l’heavy metal granitico, lo speed metal o semplicemente volete sentire una band che suonava con il cuore a mille e le dita in fiamme, dovete assolutamente recuperare Power Games. È un disco essenziale, privo di fronzoli e pieno di quella gioia rumorosa che solo il vero metal sa regalare. E chissà, magari dopo averlo ascoltato, la vostra velocità nel plettrare aumenterà misteriosamente del dieci per cento!

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