Metal Lore

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Dinamite e Merletti: La Scintilla Elettrica di Breaking the Chains

Ehi, gente! Mettetevi comodi, perché qui stiamo parlando della scintilla che ha dato fuoco a tutta la scena di Sunset Strip. Quando ascolti *Breaking the Chains*, non senti solo un disco, senti l’energia elettrica di un’epoca che stava per esplodere. Don Dokken mette in campo una voce cristallina e melodie che ti si incollano al cervello, ma è impossibile non farsi rapire dal lavoro di George Lynch. Ragazzi, George è un mostro sacro e qui, pur essendo agli inizi, sprigiona già quel fraseggio tagliente e quell’attacco ritmico che avrebbero ridefinito la chitarra rock.


Il disco ha una storia pazzesca, nato in Germania con un sound più ruvido e poi rifinito per conquistare il mondo, ed è proprio quella tensione tra l’heavy metal puro e il gancio pop a renderlo speciale. La title track è praticamente un manuale su come scrivere un riff immortale che ti fa venire voglia di alzare il volume a 11, mentre pezzi come “Paris Is Burning” mostrano un lato più adrenalinico e tecnico. Non è solo un album di debutto, è il prototipo di quello che chiamiamo class metal. C’è dentro tutta la voglia di spaccare, una sezione ritmica quadrata con Mick Brown e Juan Croucier che spingono come matti e quella ricerca costante del “giusto” vibrato. Se volete capire dove affonda le radici il suono di Los Angeles degli anni ’80, dovete assolutamente immergervi in queste tracce perché sono pura dinamite melodica.



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