Se prendi una chitarra elettrica, ci schiaffi un distorsore a palla e fai partire un riff granitico in stile *Painkiller* dei Judas Priest, la reazione media della TV generalista italiana non è fare *headbanging*, ma farsi il segno della croce.
Perché questa paura fottuta del Metal nel piccolo schermo nostrano?
Mettiamola sul piano tecnico, come se stessimo analizzando una scala a velocità folle. La TV italiana è fondamentalmente tarata su un accordo maggiore, rassicurante e pulito. È il regno del pop nazionalpopolare, della melodia che puoi canticchiare mentre lavi i piatti. Il Metal, per sua natura, rompe questo schema: usa intervalli dissonanti (il famigerato *tritono*, l’intervallo del diavolo!), dinamiche estreme e un’energia visiva che destabilizza il pubblico medio di Rai 1 o Canale 5. Per i direttori di palinsesto, la musica pesante non è intrattenimento, è un “disturbo della quiete pubblica” da nascondere sotto il tappeto per non spaventare la casalinga di Voghera.
Ci sono state le gloriose eccezioni, certo. C’era il grande Richard Benson (il “Maestro”) che nelle TV locali romane faceva vera e propria divulgazione, spiegando la tecnica di Yngwie Malmsteen o i segreti dei Death SS, prima che il personaggio mangiasse l’artista. E come dimenticare Red Ronnie che su *Roxy Bar* o ai tempi di *Video Music* portava in prima serata gente con i capelli lunghi e le chitarre a punta? Ma spenti quei riflettori, è rimasta la *tabula rasa*. Il Metal in TV ci va solo come macchietta, come colonna sonora per i servizi del telegiornale sulle sette sataniche, o come elemento shock a Sanremo (vi ricordate i Lordi ospiti nel 2007? Trattati come alieni allo zoo).
La scena rimarrà per sempre una nazione sotterranea?
Probabilmente sì, ma ehi… è proprio lì che il Metal dà il meglio di sé! La televisione ha bisogno di format rigidi, canzoni da tre minuti e playback rassicuranti. Il Metal invece è pura coordinazione, tecnica spinta al limite, amplificatori che fischiano e sudore sotto il palco. Non ha bisogno del permesso della TV generalista per esistere. Finché ci saranno ragazzini in cameretta a consumarsi le dita sulle corde per imparare un arpeggio in *sweep picking*, la nazione sotterranea continuerà a fare un casino d’inferno. E va benissimo così!

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