Se parliamo di *Blackout* degli Scorpions, ragazzi, stiamo toccando il cielo dell’hard rock con un dito. Correva l’anno 1982 e questi ragazzi tedeschi hanno tirato fuori dal cilindro una pietra miliare assoluta dell’heavy metal e della melodia. Come chitarrista, vi dico che il lavoro svolto da Rudolf Schenker e Matthias Jabs su questo disco è un vero e proprio manuale di stile: un mix perfetto di riff taglienti come rasoi e assoli al fulmicotone che ti spettinano appena schiacci Play.
La cosa pazzesca è l’incredibile equilibrio tra un’energia grezza, animalesca, e un senso della melodia pazzesco. Prendete due tracce micidiali come la title track *Blackout* o *Can’t Live Without You*: lì dentro c’è una carica adrenalinica senza compromessi, roba che ti fa venire voglia di imbracciare la chitarra e saltare per tutta la stanza. E poi, beh, c’è *No One Like You*. Quella non è una semplice canzone, è la gemma assoluta dell’album, una power ballad monumentale che riesce a fondere un’attitudine squisitamente metal con un’orecchiabilità pop devastante.
Ma la vera magia, il miracolo dietro questo disco, sta nella voce di Klaus Meine. Pensate che ha registrato queste tracce subito dopo un delicatissimo intervento alle corde vocali, un momento drammatico in cui ha rischiato seriamente di perdere l’uso della voce per sempre. Invece torna in studio e cosa fa? Stupisce tutti con una potenza e un’estensione fuori dal comune, una roba da pelle d’oca.
A coronare questo capolavoro c’è un’immagine visiva potente tanto quanto la musica. Parlo dell’iconica copertina firmata dall’artista austriaco Gottfried Helnwein.Quel primo piano con la testa completamente avvolta dalle bende e quelle due forchette metalliche che premono sugli occhi è diventato un simbolo immortale, una delle immagini più celebri e shockanti di tutta la storia del rock. Se non lo avete mai ascoltato, o se volete semplicemente fare un ripasso di grande playing, mettetelo su a volume altissimo e godetevi il viaggio!

Lascia un commento