Ehi, come va? Se c’è un disco che incarna la pura fotta selvaggia di quando si imbraccia una chitarra per spaccare il mondo, quello è il debutto omonimo degli Iron Maiden del 1980! È un concentrato di adrenalina stradale che ha riscritto le regole del metal, fondendo l’urgenza viscerale del punk con una precisione tecnica pazzesca. La voce ruvida da rissa di strada di Paul Di’Anno e il basso martellante di Steve Harris creano una sezione ritmica che viaggia veloce come un treno merci.
Ma da chitarrista, la vera magia sta nell’incredibile intesa tra Dave Murray e Dennis Stratton. Si passa dal riff sporco col wah-wah di *Prowler* alle atmosfere sognanti e quasi psichedeliche di *Remember Tomorrow*, fino a toccare il cielo con il capolavoro assoluto del disco, *Phantom of the Opera*. Questo brano è una vera e propria suite progressiva, un labirinto di cambi di tempo e duelli di chitarre armonizzate che ti fanno letteralmente saltare sulla sedia!
Non importa se la produzione è un po’ grezza: è proprio quel suono sporco e reale a rendere il disco un capolavoro immortale. Se volete capire da dove arriva l’heavy metal e ricaricare le batterie con una dose massiccia di ispirazione, questo album è il vostro manuale d’istruzioni. Alzate il volume a undici e fate urlare quella sei corde!

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