Metal Lore

Questo è il blog dove i riff ruggenti incontrano le parole


L’uomo che non ha mai avuto bisogno di strillare (e perché dovresti rubargli ogni singola nota)

Prendete una chitarra. Togliete i plettri. Togliete il rumore di fondo, la fretta di dimostrare chi ce l’ha più veloce, e quella malsana abitudine che abbiamo in molti — me compreso, lo ammetto! — di voler riempire ogni singolo millisecondo con trecento note.

Ora fate fluire le dita sulla tastiera. *Legato.* Puro, liquido, senza strappi.

Ecco: avete appena invocato lo spirito di Dave Murray.

C’è questa frase che gira sui social, un ritratto perfetto e quasi “rabbioso” per quanto è vero: qualcuno dice di odiarlo perché è entrato nei Maiden nel ’76, ne è uscito per qualche mese causa scazzi col cantante dell’epoca, s’è fatto un giro negli Urchin senza scomporsi ed è tornato nel ’77 per non andarsene mai più. L’unico insieme a Steve Harris ad aver suonato su *ogni* singolo disco da studio.

E sapete qual è la parte assurda? Che lo vedi lì, da quasi cinquant’anni, con quel sorriso tranquillo, mentre intorno a lui succede l’inferno della New Wave of British Heavy Metal. Personalità gigantesche, scenografie titaniche, sirene dell’aria alla voce… e Dave? Dave sta lì nell’angolo, calmo, a piazzare un fraseggio pentatonico intriso di Jimi Hendrix che ti smonta la testa.

Da chitarrista, la cosa che mi fa impazzire di Murray è il controllo del fraseggio. Quando ascolti gli assoli armonizzati con Adrian Smith su traccia come *”Phantom of the Opera”* o *”The Prophecy”*, non stai solo ascoltando il suono che ha definito la chitarra metal per tre generazioni. Stai ascoltando due modi opposti e perfetti di intendere lo strumento che si fondono: l’attacco ritmico e preciso di Adrian contro la fluidità totale, quasi classica ma col cuore blues, di Dave.

Non ha mai fatto il fenomeno da baraccone. Non ha mai avuto bisogno di urlare alla stampa quanto fosse bravo. È il classico tipo tranquillo della stanza: quello che non fa confusione, non sgomita, ma appena appoggia le dita sul manico spegne la luce a tutti gli altri.

La lezione di Dave Murray è una di quelle che dovrebbero insegnare il primo giorno di musica: non serve essere il più rumoroso della stanza per lasciare il segno più profondo. Basta che quel segno sia inconfondibile.

Reazioni nel fediverso


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