Prendete la vostra chitarra preferita, collegate l’overdrive e preparatevi, perché oggi parliamo di un disco che ha letteralmente spostato l’asse terrestre del metal: Painkiller dei Judas Priest. Quando ascolto questo album, la prima cosa che mi colpisce è quella sensazione di energia pura e cinetica che esplode fin dal primo secondo della title track. Non è solo musica, è una lezione magistrale di precisione e attitudine che ogni chitarrista dovrebbe studiare con il metronomo a portata di mano.
L’ingresso di Scott Travis alla batteria ha cambiato tutto, portando quel doppio pedale che martella come un trapano ad alta velocità e che ha costretto Glenn Tipton e K.K. Downing a spingere il loro playing verso vette di aggressività quasi thrash. Come sapete, amo la velocità, ma qui la velocità è supportata da una tecnica cristallina e da riff che sono affilati come rasoi. Canzoni come “Metal Meltdown” sono un vero e proprio parco giochi per chi ama la coordinazione tra mano destra e mano sinistra, con quegli assoli incrociati che si rincorrono in un vortice di scale neoclassiche e bending infuocati.
Poi c’è Rob Halford, il Metal God in persona. Quello che fa su questo disco è semplicemente fuori dal mondo: raggiunge note così alte che potrebbero rompere i bicchieri nel raggio di tre isolati, ma lo fa con una potenza e un controllo che lasciano a bocca aperta. Brani come “Night Crawler” mostrano un lato più oscuro e atmosferico, mentre “A Touch of Evil” ha quel groove epico e pesante che ti entra dritto nelle ossa. È il perfetto equilibrio tra la melodia classica dei Priest e una ferocia moderna che, nel 1990, ha ridefinito cosa significasse essere “heavy”.
Molti si soffermano sulla copertina, che ammettiamolo, è pura estetica metal anni ’90 un po’ estrema, ma una volta che abbassi la puntina sul vinile o premi play, tutto il resto scompare. Quello che resta è metallo allo stato puro, un manuale di stile che ancora oggi suona fresco e vibrante. Se cercate l’ispirazione per migliorare il vostro picking o semplicemente volete sentire come suona la perfezione sonora, Painkiller deve essere il cuore della vostra collezione. Non è solo un album, è una scarica di adrenalina che ti ricorda perché abbiamo iniziato a suonare questo fantastico strumento. Continuate a fare pratica e, mi raccomando, alzate il volume!

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