Siete mai entrati in una di quelle pasticcerie ultramoderne, dove tutto è colorato, lucido, pieno di schiumette e decorazioni assurde? Assaggiate un dolcetto e, onestamente, non ha nessun sapore. È fatto solo per apparire, un’accozzaglia di zuccheri che svanisce un secondo dopo che l’hai ingoiato. Ecco, il metal moderno, per la maggior parte, mi sa proprio di questo. Un bel pacchetto scintillante che non ha anima, che non ha peso.
E poi ci sono i Saxon. Ok, la band di oggi è ancora una macchina ben oliata, non c’è dubbio. Continuano a tirare fuori dischi di tutto rispetto, e vederli dal vivo è sempre un piacere. Sono la dimostrazione vivente che la NWOBHM non è mai morta. Ma ragazzi, onestamente, c’è un “ma”.
C’è un’alchimia che si crea solo una volta nella vita, e quella tra Biff Byford e Graham Oliver era pura magia. Quegli album, quelli classici, sono come una bistecca alla fiorentina: pura, semplice, ma con un sapore così intenso che non hai bisogno di nient’altro. Non c’era bisogno di virtuosismi esagerati, non c’era bisogno di produzioni super pulite. C’era l’anima, l’energia, il cuore pulsante di due musicisti che si completavano a vicenda. Erano lì per la musica, non per lo spettacolo.
Quindi, a tutti i giovani chitarristi e musicisti là fuori che pensano che il metal sia solo velocità e drop-tuning, fatevi un favore. Mettete da parte il vostro “dolcetto e amaretto” per un secondo. Ascoltate, studiate, assimilate gli album classici dei Saxon con Biff e Oly. Non si tratta solo di note, si tratta di storia, di passione, di un’eredità. Si tratta del vero metallo. E non c’è niente di più saporito di questo.

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