Ascoltami, la faccenda delle cover band è come il cibo spazzatura. Sai che non è la cosa migliore per te, ma a volte, quando sei proprio affamato, può andare. In linea di massima non mi interessano. Perché dovrei ascoltare una versione “debole” di una canzone che amo quando posso sentire l’originale, suonata alla perfezione dai suoi creatori? È come guardare un video di YouTube in bassa risoluzione quando potresti avere un’esperienza in 4K.
Ma, e c’è un grande MA, ogni tanto ti imbatti in qualcosa di speciale. Una band che non si limita a copiare. L’ho detto, vero? Copiare è facile. Quello che voglio sentire è una band che si impegna a replicare non solo le note, ma anche l’anima e l’energia di un brano. Parlo di quel livello di pazzia in cui ogni minimo dettaglio viene curato maniacalmente, in cui il chitarrista non si limita a suonare le note, ma le sente, le vive, le fa sue, pur rimanendo fedele all’originale.
Quando una cover band raggiunge quel livello di perfezione quasi chirurgica, beh, allora sì che possiamo toglierci il cappello. A quel punto non stanno più suonando una cover, stanno rendendo un omaggio. In quel caso, posso dire “Okay, ci siamo. Avete la mia approvazione. Avete suonato come i musicisti originali che, forse, non esistono più o che non suonano più così bene.
Insomma, la maggior parte delle cover band è un po’ come un hamburger tiepido. Ma quelle rare, quelle che si spingono a un livello di precisione maniacale, quelle sono come un filetto di manzo cotto alla perfezione. E se c’è una cosa che so, è che vale sempre la pena di aspettare un bel filetto.
Quindi, la prossima volta che vi sentirete dire che le cover band non sono all’altezza, ricordate le mie parole. E se mai aveste la fortuna di beccare in tour delle ragazze di nome Zepparella, non fatevi ingannare dal nome. Dategli una chance.

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