Ci sono momenti nella musica in cui una band non si limita a suonare, ma accende una fiamma. I Sabotage e il loro disco del 1984, Rumore Nel Vento, sono uno di quei momenti per il metal italiano. Non è solo musica; è l’inizio di qualcosa di grande. E permettetemi di dirvi, come chitarrista che ha sempre cercato l’anima del rock, che è l’anima quella che sento in questo disco.
Non è un album perfetto, e non è un album che suona come quello di una band navigata e già famosa. È crudo, è autentico, e lo si percepisce in ogni riff e in ogni assolo. I Sabotage del 1984 – Giancarlo Fontani alla voce, Andrea Fois e Leonardo Milani alle chitarre, Enrico Caroli al basso e Dario Caroli alla batteria – non erano ancora i Sabotage che avrebbero segnato la storia. Erano giovani, affamati, e si sentiva. C’è una certa ingenuità nel songwriting, certo, ma è proprio lì che risiede la sua forza. Non ci sono fronzoli o produzioni eccessive. È l’essenza pura del metal, con due chitarre che si intrecciano come lame in una danza frenetica e una sezione ritmica che spinge con una potenza incredibile.
Da chitarrista, non posso fare a meno di concentrarmi sul lavoro di Fois e Milani. C’è un’energia contagiosa nei loro assoli. Non si tratta di mostrare tecnica fine a sé stessa, ma di comunicare un’emozione. Ci sono passaggi che sembrano un rombo di tuono in una giornata di tempesta, pieni di vita e di furia. Potete sentire la passione in ogni singola nota, il desiderio di creare qualcosa di nuovo e di unico. Questo è ciò che fa grande una band. Non la perfezione, ma la capacità di connettersi con il pubblico, di far sentire ciò che si ha dentro.
Rumore Nel Vento è più di un semplice disco postumo. È un reperto storico. È la prova che la scena del metal italiano non è nata per caso, ma è stata costruita da band come i Sabotage. Senza la loro passione, la loro determinazione e il loro sound, probabilmente non avremmo avuto la scena che conosciamo oggi. Questo disco è la scintilla che ha acceso un fuoco.
I Sabotage hanno gettato un seme, e da quel seme è cresciuta una foresta di grande musica. Ascoltate questo disco, non solo per la sua importanza storica, ma anche per la sua pura, inconfondibile energia. Sentirete il rombo del tuono e saprete esattamente perché il metal italiano continua ad essere più vivo che mai.

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