Metal Lore

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Def Leppard: “On Through The Night” – Solo, Riff e fiamme di Sheffield prima del successo globale!

Ehilà, gente delle sei corde e dei volumi a 11! Immaginate di essere in una stanza con un metronomo impostato a velocità folle, una scorta infinita di plettri e la voglia di spaccare tutto. Se pensate ai Def Leppard, la vostra mente vola subito alle produzioni iper-levigate di Mutt Lange, giusto? Ma oggi voglio portarvi nel 1980, quando il Leopardo non era ancora una macchina da guerra pop-metal, ma un gruppo di ragazzini con i capelli lunghi e una fame chimica di riff.


Parliamo di “On Through The Night”. Prendete la vostra Ibanez, scaldate le dita e andiamo a sminuzzare questo disco con la precisione di un arpeggio in sedicesimi!


Molti si dimenticano che prima di Hysteria, questi ragazzi di Sheffield suonavano con una cattiveria che avrebbe fatto sudare i Judas Priest. Prodotto da quel genio di Tom Allom, il debutto dei Leppard è un mix pazzesco: ha il fango della NWOBHM (New Wave of British Heavy Metal) ma guarda già oltre l’oceano.


È come suonare una scala misolidia su un amplificatore che sta per esplodere: c’è la melodia, ma c’è anche il fuoco!


I Picchi di Adrenalina (I Riff da Antologia)
* Rock Brigade: L’opener perfetta. Joe Elliott urla con una sfrontatezza che ti fa venire voglia di saltare sul letto.
* Wasted: Ragazzi, quel riff è un monolite. È pesante, inarrestabile, puro metallo britannico che ti colpisce dritto allo stomaco.
* Satellite: Sentite Rick Allen (ancora con due braccia, un mostro di tecnica e cuore) che rende omaggio a Peter Criss dei Kiss. Il groove è micidiale.
* Overture: La chiusura epica. Qui la band dimostra di saper scrivere strutture complesse, quasi progressive, senza perdere l’attitudine stradale.

Non è tutto “corri e scappa”. C’è della profondità tecnica e sentimentale qui dentro:
* Sorrow Is A Woman: Un brano blueseggiante che alterna acustico ed elettrico. È l’equivalente musicale di un bending tirato fino allo spasmo che poi risolve su una nota dolcissima.
* When The Walls Came Tumbling Down: Un pezzo cupo, quasi profetico. Parla di olocausto nucleare con un’intensità che ti gela il sangue nelle vene.

Mentre pezzi come “Hello America” strizzano l’occhio alle radio americane (e ci dicono già dove sarebbero finiti i ragazzi qualche anno dopo), il disco resta un caposaldo del metallo anni ’80. È un mattone fondamentale per capire come il Rock sia diventato quella bestia globale che amiamo.


> Nota del chitarrista: Se amate il rock che puzza di fumo, sudore e valvole roventi, questo album deve stare nella vostra collezione. È sottovalutato? Assolutamente sì. È un capolavoro? Potete scommetterci la vostra muta di corde preferita!



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